Com’è nata la plastica? Ecco le tappe fondamentali della sua storia

La plastica fa parte da molto tempo della nostra vita quotidiana: la sua storia è lunga e ricca di invenzioni.
Come abbiamo già visto, infatti, non esiste un solo tipo di plastica e dall’Ottocento a oggi sono tanti gli avvenimenti legati a essa. Scopriamoli insieme.

Ottocento: le origini della plastica

Tutto ha inizio nel 1861, quando l’inglese Alexander Parkes sviluppa gli studi sul nitrato di cellulosa e brevetta il primo materiale semi sintetico, a cui dà il nome di parkesine (poi conosciuto come xylonite).

Sempre in questo periodo, un’azienda di New York offre 10 mila dollari a chi riesce a inventare un materiale più economico e sostenibile dell’avorio. L’azienda produce biglie per il biliardo, che fino a quel momento sono infatti composte da avorio, un materiale raro e costoso.
Qualche anno dopo, nel 1869, la soluzione arriva dal tipografo John Hyatt, che inventa la celluloide. Il materiale ha subito molto successo e viene usato soprattutto dai dentisti, che cominciano a utilizzarlo per le impronte dentarie.

Il materiale però risulta facilmente infiammabile: il problema verrà superato nel Novecento con lo sviluppo dell’acetato di cellulosa, meno infiammabile e adatto per rinforzare e impermeabilizzare le ali e la fusoliera dei primi aeroplani e per produrre le pellicole cinematografiche.

pellicola celluloide

Pellicola in celluloide

Novecento: il secolo della plastica

Durante il XX secolo ci sono le invenzioni più importanti per la storia della plastica: pian piano compaiono i diversi tipi di materiali plastici, che diventeranno poi parte della nostra quotidianità.

Nel 1907 il chimico belga Leo Bekeland ottiene uno dei materiali plastici più diffusi e utilizzati: la bachelite. Nel 1912 è il momento del PVC (che verrà poi usato in modo massiccio anni dopo), mentre nel 1913 viene inventato il cellophane.

telefono in bachelite

Telefono in bachelite

Con gli anni ’30 e la seconda guerra mondiale nasce una vera e propria industria moderna della plastica, con il petrolio usato ufficialmente come principale materia prima.

Nel 1935 Wallace Carothers sintetizza il primo nylon (poliammide): dalle calze da donna ai paracaduti militari, inizia il successo delle “fibre sintetiche”.

Nel 1941 viene brevettato un altro materiale che troverà molta fortuna: il Polietilen-Tereftalato (PET).

Dopo la guerra tutte queste scoperte, molte delle quali nate per esigenze militari, si diffondono tra la gente comune.

Negli anni ’50 c’è il boom della “Fòrmica”, usata per produrre laminati per l’arredamento e stampare piatti e posate economici.

Nel 1954 l’ingegnere chimico italiano Giulio Natta scopre il polipropilene. Grazie a questa invenzione vince nel 1963 il Premio Nobel insieme al tedesco Karl Ziegler, che l’anno precedente aveva isolato il polietilene.
Il polipropilene diventerà uno dei simboli del “boom economico”, prodotto industrialmente dal 1957 con il marchio “Moplen”.

bancone Giulio Natta

Bancone del laboratorio di Giulio Natta, esposto al Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano

Dagli anni ’60 in poi la plastica si afferma come materiale legato alla vita di tutti i giorni e le sue potenzialità vengono esplorate nel campo della moda, del design e dell’arte.

E oggi?

La grande crescita tecnologica e le sue applicazioni sempre più sofisticate, grazie allo sviluppo dei cosiddetti “tecnopolimeri”, portano l’industria della plastica a evolversi sempre più.
La sfida attuale più importante è quella di unire l’innovazione della lavorazione della plastica all’attenzione per il riuso e il riciclo della stessa, in un’ottica di economia circolare.